Mi sono sentita fare diverse volte questa domanda negli ultimi anni. La cosa che più apprezzo di questa domanda è l’intenzione con cui viene posta. La preoccupazione che si cela dietro è quella di non proporre cose importanti troppo presto, e contemporaneamente non perdersi il momento più favorevole nello sviluppo del bambino.

Per rispondere mi piacerebbe fare un piccolo salto a monte cercando alcune ragioni, e cercando di capire cosa vuol dire studiare musica, in particolare nell’infanzia e comunque nell’età prescolare.

Nel nostro paese l’idea preponderante è che lo studio della musica sia riservato a pochi eletti e soprattutto dotati, crediamo cioè che possano averne accesso un numero ristretto di persone e che il risultato debba essere una carriera da musicista o da insegnante di musica. In realtà, inizia a farsi largo anche l’idea che la musica possa essere un’attività dilettantesca, ma in quel caso l’investimento (di tempo ed energie principalmente) che siamo disposti a fare è davvero limitato. Concentriamoci in particolare sull’idea di essere dotati. Chiedete ad amici e parenti se sono “portati per la musica” e la risposta che vi sentirete dare nella maggior parte dei casi sarà negativa. La grande maggioranza delle persone non si sente incline all’apprendimento musicale. Questa percezione però è errata. Studi precisi chiariscono che la maggior parte della popolazione possiede le competenze per apprendere la musica (circa il 68%), una stretta minoranza non le possiede (circa il 16%) e un’altrettanto stretta minoranza (Un altro 16% circa) è più portata della media per la musica.  Stabilito questo risulta abbastanza chiaro che le possibilità che i nostri bambini siano in qualche misura portati per la musica sono medio alte (un totale che ci porta all’84% della popolazione mondiale) e che quindi vale la pena avvicinarli alla musica.

Chiariamo ora cosa può voler dire “studiare musica” nella prima infanzia. Proviamo a fare un paragone molto semplice, se vi dicessi che i vostri figli hanno “studiato italiano dal primo momento in cui sono nati, anzi addirittura da dentro la pancia della mamma”? Vi direi un’ovvietà, lo so, ed infatti nessuno di noi pensa di dover insegnare la nostra lingua al proprio bimbo, sappiamo bene che l’ambiente in cui viviamo è ricchissimo di stimoli linguistici e che il semplice fatto di esservi inserito aiuta il bambino a sviluppare il linguaggio. Il suo cervello è in grado di codificare le regole dall’uso che sente fare della lingua, e di imparare anche le eccezioni più particolari esercitandosi nel tempo. Alcuni studi scientifici ci dicono addirittura che nel momento della nascita l’intonazione del pianto del bambino distingue già il suo gruppo linguistico d’appartenenza, tanto per fare un esempio i bambini francesi piangono con un’intonazione più acuta e quelli tedeschi tendono ad una intonazione più grave. Se pensiamo alla musica come ad un linguaggio (perché in fondo lo è) possiamo facilmente capire cosa voglia dire insegnare la musica ad un bambino: significa fornirgli un ambiente in cui ricevere degli stimoli musicali in misura adeguata per poter essere codificata dal loro cervello. Se l’ambiente in cui viviamo è ricco di stimoli linguistici non lo è altrettanto di quelli musicali. E’ vero che sentiamo molta musica, ma pensate alla prime frasi che mettono insieme i bambini, spesso riecheggiano quelle della mamma o del papà, o delle persone con cui trascorrono molto tempo. Quindi ora dovremmo chiederci quanta musica facciamo con i bambini e forse anche come farla.

Una prima risposta a quella domanda iniziale possiamo averla ora, non è mai troppo presto per iniziare con la musica. Alcuni si fanno scoraggiare dal fatto che i bambini molto piccoli (mi riferisco qui al primo anno di vita) non sono in grado di rispondere allo stimolo in maniera consapevole (non canteranno o batteranno le mani), ma provate a pensare se privassimo un bambino degli stimoli linguistici perché dopo il primo mese ancora non parla, l’idea in sé ci sembra assurda. Definito che la musica è un linguaggio dobbiamo accettare che le risposte agli stimoli musicali non siano quelle che noi abbiamo in mente, ma dobbiamo imparare a leggerle, e lasciare che gli stimoli si sedimentino nel loro cervello azionando quel meccanismo deduttivo che gli permetterà di imparare a parlare non appena anche il loro sistema fonatorio sarà pronto. Esiste inoltre una soglia limite oltre la quale il bambino  sviluppa in maniera minima quelle attitudini musicali con sui è nato, e si assesta intorno ai 9 anni.

Pensiamo ora alla pratica di uno strumento, a quali sono le abilità che coinvolge, e quali i requisiti per accedervi. Sicuramente bisognerà aver acquisito quel linguaggio di base che è formato da ritmo e intonazione, essere cioè in grado di seguire un ritmo prestabilito, e riuscire ad elaborare nella propria mente l’accuratezza dell’intonazione. Quindi un primo requisito per iniziare lo studio di uno strumento è quello di aver raggiunto un buon livello nelle competenze musicali di base. Poi c’è una parte anche fisica che riguarda la postura e quella certa quantità di forza fisica che serve a suonare uno strumento. Sarà sicuramente necessario che il bambino gestisca il proprio corpo per iniziare uno studio della strumento, che sappia mantenere una posizione determinata nel corso del tempo (possono essere una manciata di minuti nella fase iniziale). Anche questa fase è molto delicata e coinvolge lo sviluppo muscolare del bambino. Ecco il perché in alcune scuole di musica ci sono dei limiti di età oltre i quali non si accettano allievi per alcuni strumenti, perché non è più possibile che la loro muscolatura si sviluppi in modo adeguato per conferire quella elasticità che è necessaria per l’esecuzione musicale. (Stiamo parlando di limiti d’età che si aggirano sui 16/17 anni quando lo sviluppo si inizia ad assestare.)

Come risulta chiaro i fattori che ci danno modo di indicare un’età sono molti, e definire un’età o una fascia d’età precisa non è semplice, ma se ragioniamo per requisiti ogni genitore può cercare di capire quale può essere il momento migliore per il proprio figlio cercando anche di promuovere la gioia di condividere il gioco della musica.

Fonti:
Gordon, Edwin E. A Music Learning Theory for Newborn and Young Children. Chicago GIA Publication. Inc, 1997
Guilmartin, Kenneth K. and Lili M. Levinowitz. Music and your Child: a Guide for Parents and Caregivers. Princeton, NJ: Center for Music and young Children, 1989

 

“Qual è l’età giusta per iniziare lo studio di uno strumento musicale?”